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gli Ortaggi
gli Ortaggi coltivati in Langhe,
Monferrato e Roero
ultimo aggiornamento: 09/03/2010
Molto ampia è la gamma degli Ortaggi provenienti dai nostri
orti, nella Valle del Tanaro (Motta di Costigliole e
Isola d'Asti, dove è crescente anche la produzione di erbe aromatiche
e fiori) e nella zona del fiume Belbo
(Nizza Monferrato e Incisa Sacapaccino).
Seguendo il calendario stagionale, l'inverno ci offre il Carciofo della Valtiglione, la primavera l'Asparago saraceno
di Vinchio e il Sedano dorato astigiano, l'estate il
Peperone quadrato di Motta ed il raro
Pomodoro Cerrato, l'autunno le Zucche (in particolare a
Piea) ed il Cardo Gobbo di Nizza Monferrato.
La grande produzione e varietà di Ortaggi ha la sua più alta espressione nella
Bagna Cauda
piatto "povero" che affonda le sue origini nel Medioevo. Gli ingredienti sono: acciughe sotto sale, burro, olio extra vergine di oliva, aglio; il tutto viene stemperato in un tegame fino ad ottenere una salsa calda. La salsa è mantenuta calda da una candela in uno speciale fornelletto di terracotta ed è mangiata appunto con le
verdure tipiche.
Sedano dorato
De.C.O (Denominazione comunale di origine)
Coltivato nella piana alluvionale del Tanaro sin dall'inizio del '900. E' coltivato in due varietà Giuseppe (raccolta autunnale) e Rissone (raccolta a giugno), entrambe presentano ampie costolature centrali di colore giallo intenso - dorato, buon aroma e poca fibrosità
Pomodoro cerrato
De.C.O (Denominazione comunale di origine)
Il nome deriva dalla famiglia che da generazioni la coltiva e ne conserva il seme. Presenta una bacca a forma costoluta di grandi dimensioni (può arrivare fino ad 1 kg di peso), è succoso ed adatto per il consumo fresco in insalata, pinzimonio e soprattutto nelle famose bruschette.
Cipolla bionda o rossa astigiana
De.C.O (Denominazione comunale di origine)
Peperone quadrato della Motta
Rosso o giallo, robusto e carnoso, ideale come antipasto accompagnato da salsa di acciughe, oppure per la conservazione in agrodolce. La prima denominazione d'origine è stata "Peperone quadrato d'Asti, rosso e giallo" ma è più giusto riconoscergli l'originalità della Motta, piccola fertilissima frazione di Costigliole d'Asti
Cardo Avorio
Alto più di un metro e con foglie verdi frastagliate
Cardo Gobbo
Deve il nome alla particolare lavorazione cui è sottoposto: nel corso dell'estate le piantine sono diradate e, a fine settembre, sono scalzate da un lato, coricate e progressivamente coperte di terra; giunge a completa maturazione soltanto quando le prime gelate ne ammorbidiscono la fibrosità. Il cardo diventa così bianco, tenero e incurvato; probabilmente è l'unica specie di cardo che si può mangiare anche crudo senza condimento. Appartiene alla famiglia delle composite ed è ricco di sostanze nutrienti e salutiste ma poverissimo di calorie. La varietà che si coltiva è detta "Spadone" per la forma che presenta la foglia ed il fusto. Oggi purtroppo, il Cardo Gobbo viene prodotto in piccole quantità per cui quello di Nizza Monferrato è diventato un vero gioiello, al pari del tartufo. E' per questo motivo che da un lato i produttori hanno aderito ad un rigoroso disciplinare di produzione e dall'altro Slow Food ha istituito un Presidio per la tutela di questo ortaggio. Il suo abbinamento ideale è con la "Bagna Cauda"; altrettantio gustosi risultano i "Ravioli di Cardo Gobbo" e lo "Sformato di Cardo Gobbo con Fonduta"
Asparago Saraceno
Il nome è stato creato per dare al paese un prodotto dal nome esclusivo. E' primaticcio (pronto a metà aprile) e assai gustoso, carnoso, verde scuro, gradevolissimo anche senza alcun accompagnamento nel piatto. "Saraceno" perché a Vinchio c'è una cresta di colline coltivate a vite che si chiama "bricco dei saraceni": si dice che durante alcuni scavi sia venuto alla luce qualche cadavere armato di spade; la fantasia popolare lo attribuì ai mitici pirati saraceni, che si spingevano anche all'interno durante le loro scorrerie dal mare.


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