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a Nord sulla collina
Sulle colline a Nord di Asti scopri il Museo dell'Arazzeria
Scassa, la chiesa romanica di Viatosto e
la Riserva Naturale di Valle Andona
ultimo aggiornamento: 09/03/2010
Dove: Certosa di Valmanera, via dell'Arazzeria 60
Quando: ingresso gratuito su prenotazione tel. +39.0141.271. 352, www.arazzeriascassa.it
La Certosa di Valmanera è un antico monastero medioevale dei monaci
vallombrosani, in seguito passato ai certosini che l'abitarono fino all'epoca
napoleonica. Abbandonata e distrutta, fu restaurata negli anni '50 e destinata una
manifattura di arazzi. Il laboratorio produce arazzi eseguiti con la
tecnica medioevale ad alto liccio che sono stati esposti nelle maggiori esposizioni internazionali, al
Museum of Modern Art di New York, nelle Gallerie Pontificie in Vaticano, nella
Sala di Presidenza del Senato della Repubblica Italiana. Ammirando le 25 delle oltre 200 opere tratte da cartoni di
Casorati, De Chirico, Kandinsky,
Klee, Matisse, Mirò,
Piano ed altri e allo stesso tempo osservando nel laboratorio la tessitura che si effettua ancora secondo le procedure tradizionali delle monache dei conventi sassoni in età romanica, si è sorpresi da questo incontro affascinanre tra una tecnica immutata da secoli e le nuove invenzioni stilistiche testimoni di una sensibilità estetica moderna.
Dove:
loc. Valleandona, 13 km a nord ovest di Asti
Quando: L’accesso al percorso
paleontologico in Valle Botto è consentito solamente su prenotazione e
con
visita guidata
(seguire le indicazioni per l’autostrada A21, lasciando alla destra l’imbocco dell’autostrada, proseguire lungo la statale per Torino per circa 7 km fino al cartello per la frazione di Valleandona) tel. +39.0141.295.288, www.parchiastigiani.it
Ricco patrimonio paleontologico rappresentato da reperti fossili presenti in alcuni strati sedimentari affioranti lungo le pareti delle vallate, risalenti al periodo pliocenico quando la Pianura Padana era sommersa dal mare.
La notevole presenza di resti paleontologici (soprattutto conchiglie di molluschi marini) rende particolare e caratteristica l’area protetta, che rientra tra i rari casi concreti, a livello nazionale, di località destinate alla protezione di questo particolare patrimonio scientifico e culturale. I reperti fossili che affiorano negli strati sabbiosi, sono costituiti dai resti di organismi sepolti nei sedimenti del mare, che occupava tutta la Pianura Padana fino all’arco alpino durante il periodo Pliocenico (5-1,8 milioni di anni fa): un’ampia insenatura di mare poco profondo delimitata a Sud dai rilievi delle Langhe, ad Ovest dal Golfo Cuneese, a Nord da una bassa isola corrispondente all’attuale Monferrato settentrionale, mentre ad Est comunicava con il Mare Padano. I fossili sono concentrati in particolari strati che si possono osservare lungo le pareti delle incisioni vallive. I numerosi ritrovamenti, dalle conchiglie a resti di vertebrati marini e terrestri, hanno richiamato fin dal 1700 l’attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, che hanno contribuito a diffondere la curiosità e l’interesse per la paleontologia. Si tratta di centinaia di specie di molluschi marini, le cui conchiglie presentano un’ottima conservazione. Ai molluschi si associano, brachiopodi, echinidi, coralli e rari resti di vertebrati. I primi insediamenti antropici, in questo territorio, risalgono a oltre 10 mila anni fa. In base al ritrovamento di raschiatoi, coltellini bifacciali, fondi di capanne, parti di piroghe ed altri oggetti, si presume che i primi uomini, forse d’origine ligure, siano arrivati in queste zone seguendo il corso del Tanaro. Sono presenti affioramenti fossiliferi attrezzati per le visite. Oltre all’importante patrimonio paleontologico, l’area protetta di Valle Andona, Valle Botto e Val Grande offre lo spunto per interessanti osservazioni naturalistiche. L’originale copertura boschiva dell’area (querceto-carpineto) è stata profondamente alterata dall’uomo con l’introduzione di nuove specie, come il castagno e la robinia, oltre che con il cambiamento di destinazione d’uso di vaste superfici, recuperate alla viticoltura. Ora i boschi della zona sono caratterizzati dalla presenza di robinia, farnia, carpino, tiglio e acero. Pochi, ma preziosi, i pini silvestri, relitti di epoche più fredde: un esemplare bifido svetta nei boschi della Pianastra. Nel sottobosco la vitalba, rampicante molto robusto, forma cascate di liane, disputandosi lo spazio con caprifoglio, fusaggine, sanguinello, nocciolo. Macchie fiorite insistono dalla primavera all’autunno grazie a pulmonarie, primule, anemoni, gerani dei boschi, epatiche, denti di cane. Non mancano le farfalle, la cui bellezza si riassume nella presenza di esemplari come il podalirio e il macaone. Con un po’ d’attenzione si possono riconoscere coleotteri (cervo volante) e uccelli (gruccione, gheppio, upupa, ghiandaia, picchi verdi e picchi rossi minori). Gli scoiattoli sono di casa, così come volpi, tassi, donnole, faine, ramarri, serpenti non velenosi (come il saettone). Nelle pozze d’acqua formate dalle piogge primaverili gli anfibi (raganelle, rospi comuni, rane agili e rane verdi, tritoni con la caratteristica livrea nuziale nel periodo della riproduzione) si ritrovano per accoppiarsi o deporre le uova.
da Est a Ovest
verso Sud
ad Ovest
a Nord
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La strada che porta fino a Viatosto è molto panoramica e diventa pedonale tutte le domeniche

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