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Il Sentiero della Masca Micilina – Pocapaglia

Indirizzo: Pocapaglia, Piazza Principessa Maria Pia

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Lunghezza: 4,5 km
Dislivello complessivo (m): 
160
Sentiero palinato; 60% percorso naturalistico, 40% percorso asfaltato. 
Difficoltà: 
E (escursionistica)
Durata:
 1 h 30 min 
Località partenza: 
Pocapaglia (Cn), P.za Principessa Maria Pia
Informazioni e mappe reperibili in loco presso il Municipio del Comune di Pocapaglia, presso l’Ufficio Turistico dell’Ecomuseo a Montà in P.zetta della Vecchia Segheria 2/B oppure scaricabili online sul sito dell’Ecomuseo.

Percorso: via Cavour, via Umberto I, Bric del Brichet, via Cavour, Madonna degli Ayrali, via Rivà, Via Cavour, Strada Prov. 340, Rocca del Castello

Punti di interesse: Confraternita di Sant’Agostino, Castello, casa della masca Micilina, Bric del Conte, chiesa Madonna degli Ayrali, casa del forno, Bric d’la masca Micilina.

AVVERTENZE: E’ uno dei 3 Sentieri tematici ad anello presenti a Pocapaglia. Tutti i Sentieri sono palinati; ed è possibile prolungare l’itinerario incrociando gli altri sentieri presenti. Si raccomanda sempre di munirsi della cartina, di dotarsi di scarpe adatte alle escursioni su fondi sconnessi, eventualmente di bastone o racchette da escursionismo. Nel periodo primaverile / estivo è consigliabile portarsi nello zainetto dell’acqua da bere e una barretta energetica.

Il Sentiero della Masca Micilina ha l’obiettivo di far conoscere al visitatore le storie e le tradizioni popolari che fino al secolo scorso contraddistinguevano i paesi delle Rocche. Storie di Masche e streghe che ben si adattano a questo tipo di territorio impervio, ricco di insidie e pieno di mistero.

Il sentiero parte direttamente da Piazza Maria Pia, si esce su via Cavour prendendo a destra in direzione del castello. Si costeggiano le sue mura ricche di quel prezioso ospite, più indicato alla flora mediterranea che a quella continentale, quale è il cappero. La sua presenza è riscontrabile su molte delle mura di manieri roerini e testimonia l’antichità delle costruzioni.

Foto a corredo 1

Arrivati al bivio con la strada provinciale 340 si continua a mantenere via Cavour, a dieci metri si gira in via Umberto I.

Si procede in direzione del Bric del Brichet, dove sorge la casa della masca Micilina, nascosta e protetta dalle altre abitazioni. Qui visse la Micilina, la donna che tre secoli or sono venne bruciata perché accusata di stregoneria. Il sentiero racconta questa cronaca, desunta da un documento del ‘700: il visitatore non solo conosce una storia di altri tempi che parla di demonio di stregonerie, di fisica, del libro del comando, utilizzando le parole che qualche anziano userebbe per descrivere l’accaduto, ma scopre anche quella che era la vita contadina di un tempo.

Si ritorna in via Cavour passando accanto al Bric del conte, luogo che molti hanno voluto legare alla fiaba di Italo Calvino dedicata a Pocapaglia: La Barba del Conte in Fiabe Italiane.

Si scende via Cavour passando accanto alla chiesa della Madonna degli Ayrali (delle aie) o dell’Immacolata. Si procede fino all’incrocio con via Rivà che viene imboccata. A cinquanta metri, la casa del forno e casa Boarino una delle più suggestive case rurali di un tempo con adiacente la casa del forno. L’immobile è di proprietà privata ma è comunque interessante osservarne l’architettura.

Si ritorna indietro in via Cavour e si percorre fino all’incrocio con la S.P.340. A circa 100 metri dall’imbocco sulla destra si scende nella Rocca del Castello. La discesa è agevole e non presenta particolari difficoltà.

Il Bric d’la Masca Micilina domina la scena: un appuntito dente su cui campeggia un esteso castagno. Questo è il bricco su cui la tradizione vuole che la presunta strega, in una lontana notte seicentesca, venisse impiccata e data alle fiamme. Si racconta che il falò illuminò di cupi bagliori rossastri le forre e gli anfratti di questi tristi luoghi, e da qui deriverebbe l’attuale colore delle Rocche. Di lì si segue il sentiero che, dopo 300 m, incontra il bivio che girando a destra conduce alla salita che termina davanti al Centro Visita. Proseguendo si segue il tracciato del sentiero dell’Anfiteatro della Ghia (Un tempo utilizzata da militari come poligono di addestramento. Ai lati del pianoro si possono scorgere i resti di piccole casermette) con possibilità di giungere fino alla cappella votiva di San Giacomo.

La risalita al Centro visite non presenta alcuna difficoltà.

Micilina, ovvero Michelina, veniva da Barolo, andata in sposa ad un contadino di Pocapaglia era piccola e deforme, faccia scura, piena di grinze e bitorzoli, pochi capelli bianchi e scomposti, il naso adunco, la bocca sdentata, gli occhi guerci, camminava con andatura lenta e curva. Al suo passare in paese ne capitavano di tutti i colori, quando toccò la schiena di una bamina alla poveretta il giorno dopo cominciò a crescere la gobba ed un giovane che la incrociò in una via per la paura cercò di fuggire, cadde rovinosamente e rialzandosi si trovò con un piede volto in avanti ed uno in dietro.
Il marito la picchiava da mattina a sera e quando la cercava non si faceva mai trovare per questo cominciò a dire che non aveva sposato una donna ma una masca, una strega che gli sfuggiva sotto gli occhi e ricompariva quando meno se lo aspettava. Un libro del 1700 narra tutte queste vicende ed è conservato al Museo di Palazzo Traversa di Bra.

Si tramanda anche quello che fu il processo dell’inquisizione. Il tribunale era quello di Savigliano che mandò un Inquisitore con il giudice di Cherasco per appurare i fatti.
La Micilina confessò e fece i nomi di molte altre streghe, specie di Barolo e fu condannata. Venne prima impiccata, affinché l’anima non si separasse dal corpo e poi bruciata e le sue ceneri sparsi tra le Rocche di Pocapaglia dove, come da lei promesso, più volte apparve sotto forma di gatto o caprone.

A ricordare questi fatti rimane il bric dove venne impiccata, chiamato appunto Bric d’la Masca Micilina.

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