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i Castelli in Langhe Monferrato e Roero

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Monferrato, Langhe e Roero sono ricchi di testimonianze medievali, vi sono ancora imponenti strutture che ricordano le battaglie a difesa delle colline dei vari Marchesati

ultimo aggiornamento: 28/08/2010

Castello di Guarene


Dove: Guarene, Via Alessandro Roero 2
tel. +39.0173.611.101/346, www.castellodiguarene.com
Quando: Su prenotazione (Tel. +39 331.786.550.5 / 338.414.140.7) o in occasione di mostre, 4€ (2008)
Ha una storia originale in quanto nasce nel momento delle grandi trasformazioni storiche che coinvolsero direttamente la conversione dei castelli in dimore abitative e luoghi di delizia.  Il Conte Giacinto Roero di Guarene, personaggio eclettico di grande intelligenza e cultura, ingegnere civile e militare, esperto di fortificazioni, protettore di artisti e musicisti, decise non solo di trasformare, ma di radere al suolo l'antico maniero feudale munito di torri risalente al 1200. Il castello, è un esempio di architettura barocca piemontese che rivela l'influenza dell'architetto Filippo Juvarra, di cui il Roero fu allievo. L'attuale grandioso palazzo fu iniziato il 13 settembre 1726, come risulta da un documento a firma del misuratore Francesco Trolli, e inaugurato dopo 55 anni dal figlio primogenito Traiano. Il castello si affaccia su un giardino all'italiana, progettato nel 1740 dal giardiniere del vicino castello di Govone e dallo stesso Carlo Giacinto Roero, in cui le rigorose geometrie delle siepi creano affascinanti giochi prospettici. All’interno le decorazioni delle camere e dei saloni furono affidate ai pittori Francesco Cosoli, Giacomo Rappa, Bernardino Galliori e Giuseppe Palladino. Notevoli sono le Stanze Cinesi, le cui tappezzerie, provenienti dalla Compagnia delle Indie, arrivarono direttamente da Londra nel'700, e la Stanza del Vescovo per l'arredo con ricami "bandera" del XVIII secolo. Si segnalano per inestimabile bellezza inoltre lo Scalone, il Salone d'ingresso, la Sala da pranzo e la Galleria, i cui stucchi, affreschi ed arredi, opera di numerosi artisti ed artigiani locali, sono rimasti integri nel tempo. Interessante per la cupola e la pianta ellittica la Cappella Patronale di S.Teresa. Dal rigoroso giardino all'italiana, ricco di giochi prospettici, si gode uno dei panorami più singolari e suggestivi, che spazia dal Monte Rosa alle Alpi Marittime, alle Langhe.

Palazzo Re Rebaudengo


Dove: Guarene, Piazza del Municipio
tel. +39.011.379.760.0, www.fondsrr.org
Quando: Da giuno a settembre, domenica 14-19, 4€ (2008)
Completamente ristrutturato e adattato a spazio espositivo, questo antico palazzo settecentesco è dal 1997 sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,  punto di riferimento europeo con una vocazione di ricerca e sperimentazione nel panorama artistico contemporaneo. La struttura originale caratterizzata da linee semplici e orizzontali si è rivelata particolarmente adatta a trasformarsi in uno spazio espositivo ampio e luminoso facilmente accessibile al pubblico. Accanto ai locali destinati alle mostre, una sala video di 150 mq ospita le installazioni ed i progetti speciali. Una parte del palazzo ha mantenuto invece l’aspetto originale creando un affascinante contrasto tra antico e moderno.

Castello degli Alfieri di Magliano


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Dove: Magliano Alfieri, Via Alfieri 4
tel. +39.0173.661.17 / 333.565.231.2, www.comune.maglianoalfieri.cn.it
Quando: Da maggio ad ottobre, domenica 11.30-12.30 / 15-18, 2€ (2009)
Sorto sulle spoglie della fortezza medioevale come Residenza in stile Barocco, domina la Valle del Tanaro  offrendo un panorama maestoso. Il castello è ricordato dal tragediografo Vittorio Alfieri che qui soggiornò nella sua giovinezza: la madre aveva sposato, in terze nozze, Giacinto Alfieri di Magliano. Il romanziere piemontese Beppe Fenoglio nelle pagine de "Il partigiano Johnny" evocava le "erte guazzose tenebre del crinale di Magliano". Ospita il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari Sezione della Cultura del gesso

Castello di Moasca


Dove: Moasca, P.za Trotelli Musso
tel. +39.0141.856.447, www.nerodistelle.it, www.comune.moasca.at.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Costruito nel 1351 sulle rovine di una precedente fortificazione distrutta dopo un assedio,  raggiunse il massimo fulgore nel XIX sec., quando fu arricchito con grando sale e camere a volta e dotato di un'immensa cantina. Cadde completamente in rovina nel dopoguerra ma oggi un attento restauro ha ridato vita alle tracce del passato splendore

Castello Scarampi


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Dove: Monale, P.za Gani
tel. +39.0141.669.116, www.castello-scarampi.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Costruito alla fine del '300 ad opera degli Scarampi poco più in basso del precedente distrutto nel 1305, conserva, nei lati più antichi, il fregio " a dente di sega" sotto la merlatura.  La costruzione è posta in un parco composta dal frutteto, il picccolo giardino all'taliana ed il parco vero e proprio con semplici prati alternati a gruppi di alberi. La Bastita, a forma di L, ha caratteri tipicamente seicenteschi.

Castello dei Grisella


Dove: Moncucco, P.za Statuto
municipio +39.011.987.470.1, www.comune.moncucco.asti.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Imponente castello dei secoli XIV-XV, costituito da una massiccia struttura e recintato robuste mura, domina il paese con una magnifica vista panoramica che spazia dalle colline del Piemonte meridionale a quelle torinesi,  a Superga e all'arco alpino. E' sede del Museo del Gesso e svolge attività di promozione per l'arte contemporanea. Nel '200 vi nacque Jacopo da Moncucco che ricoprì la carica di Gran Maestro dell'Ordine dei Templari.

Castello di Montemagno


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Dove: Montemagno, Via Conte Carlo Calvi / Via Castello

Quando: 1° e 3° martedì da maggio a settembre 9-12
Sorto nel XIII-XIV sec., è uno dei meglio conservati dell'Astigiano e domina imponente sull'abitato.  Oggi proprietà dei conti Calvi di Bergolo. La costruzione a pianta quadrata è coronata da merlature ghibelline e da due torri laterali che delimitano il fronte principale. Il castello è circondato da un borgo con pianta ancora medioevale. Passeggiata panoramica dietro il castello

Castello dei Paleologi


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Dove: Acqui Terme, Via Morelli 2
tel. Museo +39.0144.575.55, tel. IAT +30.0144.322.142, www.acquimusei.it
Quando: Mercoledì-sabato 9.30-12.30, 15.30-18.30, Domenica 15.30-18.30; visite guidate domenica da giugno a ottobre; 5€ (2009)
Gli imponenti bastioni del Castello si ergono sulla sommità di un colle. La costruzione ha origini molto antiche: le leggende narrano di una prima struttura eretta già in epoca tardo romana,  a presidio di quella strada per Alessandria che si svolge oggi parallela al tracciato dell’antica via “Aemilia Scauri”. Distrutto dagli Unni nel 452 d.C., in età medievale il castello venne riedificato come dimora vescovile per poi essere nuovamente offeso durante l’assedio di Carlo I d’Angiò; acquisito dagli Aleramici, fu conquistato nel 1430 dagli Sforza. Con il ritorno al governo dei marchesi di Monferrato, venne adibito a roccaforte militare, subendo l’assedio spagnolo nel 1647 e quello francese cent’anni dopo. Passò ai Savoia nel '600 e '700.
Oggi ospita il Carcere Giudiziario ed il Museo Archeologico Comunale, uno dei più importanti del Piemonte.
Nell'ampio parco si trova un giardino botanico ed oasi naturale rifugio di uccelli, anfibi e piccoli mammiferi (Birdgarden).
Ha sede qui anche il Museo della Biennale Internazionale dell'Incisione (www.acquiprint.it) che contiene circa 3000 opere di calcografia - acquaforte su rame o zinco, acquatinta, silografia in bianco e nero e a colori, maniera nera tradizionale e a berceau, ceramolle, puntasecca, acido diretto, mezzatinta, colofonia, rilievo calcografico, linoleumgrafìa, rotellino, plurilastra, intaglio, bulino. Della collezione fanno parte opere dei maggiori incisori italiani: Barbisan, Beuchat, Calandri, Castellani, Della Torre, Donna, Mastroianni, Spacai, Napoleone, Kantor, Ruggeri, Scano, Locci, Facchinetti, Ferroni, Mezzadra, Menegon, Morena, Missieri, Rampinelli, Aime, Cotugno, Disertori, Quadrio, Turria, Ceschin, Zaiiani. Notevole è anche la collezione di Maestri stranieri. Vi è, inoltre, una sezione dedicata alla raccolta delle lastre incise. Il Museo è sede di una Biblioteca specializzata in Incisione Contemporanea, ricca di cataloghi di Artisti e di trattati. La visita e la consultazione sono su richiesta.

Castello dei Marchesi Faà di Bruno


Dove: Bruno, Via Faà di Bruno
(parte alta del paese), tel. +39.0141.764.124
Quando: Non visitabile all'interno
Di proprietà della Famiglia Faà da più di quattrocento anni, sorge compatto e maestoso dominando i territori circostanti. E' stato costruito utilizzando quasi esclusivamente materiale locale e cioè la terra monferrina  impastata nelle varie sfumature del cotto e del mattone tale da rendere la costruzione come uno sperone di roccia. La struttura architettonica è una commistione di elementi tipici del palazzo signorile-nobiliare e caratteristiche castellane che trova il suo momento di massima espressione sulla facciata occidentale dove al piano terra si apre un elegante ingresso preceduto da una scala a due bracci con affaccio in un giardino invernale mentre al primo piano abbiamo mattoni a faccia vista, decorazioni a denti di sega nella parte sottostante il tetto e le due torrette pensili laterali. All’interno, le sale risultano affrescate con pitture e stucchi di pregio. Fra tutte le sale quella di maggior interesse risulta il grande salone detto “Sala delle Feste”, finemente affrescata con colori vivaci e toni intensi che celebrano il trionfo del profano e del pagano di natura mitologica. Di notevole interesse sono anche le sale dette del “Primo Salotto” e del “Paradiso”, anch’esse finemente affrescate con temi di natura biblico-religiosa. Nell’Archivio Segreto sembrano custodite numerose edizioni rare dei secoli XV, XVI e XVII ed una collezione di preziose pergamene.

Castello di Calosso


Dove: Calosso, P.za Castello 7
tel. +39.0141.853.126 / 335.597.131.5, alex.bp@inwind.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Il castello, antecedente l'anno Mille ed ancora in buono stato, è caratterizzato da una massiccia torre cilindrica ornata da merli guelfi e archetti pensili.  Sul lato nord-est si rivelano particolari tipici delle fortezze (aperture delle bocche da fuoco, feritoie per gli arcieri) ed un magnifico portale barocco ricavato nelle mura del castello nel '600 perfettamente restaurato. La visita comprende anche l'antico salone, la cappella, dedicata a S. Alessandro Sauli morto proprio in questo luogo, i sotterranei ed il parco da cui si gode un panorama incantevole.Da segnalare il borgo medioevale

Castello Gancia, ex Scarampi-Crivelli


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Dove: Canelli, Via del Castello 33

Quando: Non visitabile
Attualmente proprietà privata della famiglia Gancia, ha una storia antica e importante.  Edificato a difesa della via commerciale che univa Asti al porto di Savona, nel corso dei secoli, l’edificio, ammodernato e ampliato, è impreziosito da elementi architettonici e scultorei. Nel Seicento, durante la guerra di successione del Monferrato, il castello e le fortificazioni vengono in gran parte distrutti dalle truppe spagnole e subito ricostruiti. Nel 1676 il marchese Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli realizza il primo vero restauro dell’edificio, conferendogli, secondo il gusto dell’epoca, l´aspetto di un elegante palazzotto. A partire dal Settecento il castello cambia più volte proprietà fino al 1929, quando viene acquistato dalla famiglia Gancia che affida all’architetto Arturo Midana l´incarico di riportarlo agli antichi splendori. Midana rende più imponente l´edificio aggiungendo due ali alla struttura quadrata originale, a sottolineare l´aspetto seicentesco con un richiamo agli antichi torrioni e ripristinando il prezioso giardino all´italiana distrutto dagli spagnoli. Anche per gli arredi interni, rigorosamente d´epoca, la scelta è precisa. I saloni sono impreziositi dalle decorazioni del pittore Giovanni Olindo e i numerosi stucchi policromi ai soffitti completano l´effetto conferendo al castello l’originale aspetto prima che le truppe spagnole lo smantellassero

Castello dei Conti d'Amico


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Dove: Castell'alfero, Palazzo Municipale, P.za Castello 2
tel. +39.0141.406.611, www.castellalfero.net
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Costruito nel '200 dal comune di Asti a difesa delle incursioni dei comuni limitrofi, oggi il maniero ha aspetto settecentesco  (forse su disegno di Benedetto Alfieri) ed è sede del palazzo comunale. Notevoli per pregio artistico la Sala Rossa e la Sala Verde. Nei sotterranei del castello sono state raccolte testimonianze della vita passata nel museo etnografico 'L Ciar. Ospita anche il Teatro Comunale e l'ufficio turistico.

Torre della Madonna del Castello dei Rivalba


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© - I Signori di Rivalba


Dove: Castelnuovo Don Bosco, Frazione Mondonio
tel. +39.011.987.616.5 / 347.718.375.53, www.isignoridirivalba.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
La torre è quel che resta del castello medioevale distrutto nel '300  funge da torre campanaria alla chiesa barocca della Madonna del Castello, sorta sulle fondamenta del castello.
foto gentilmente concessa da I Signori di Rivalba

Pieve di San Pietro al cimitero


Dove: Portacomaro,
Nel sito dell'antico cimitero, ai margini del centro abitato (andando verso San Desiderio, prima del campo da calcio). Comune tel. +39.0141.202.128
Quando:
La facciata è formata da grossi blocchi di pietra squadrata alternata a filari di mattoni.  All'esterno di trovano decorazioni di archetti pensili lapidei su mensoline sagomate. All'interno affreschi nella parete di fondo e nella parete sud. Nel sotterraneo si trova un vano sepolcrale a pianta quadrata posto sotto l'aula

Abbazia di Santa Maria di Vezzolano


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Dove: Vezzolano, Strada dell'Abbazia
(da Asti, seguire la statale 458 per Chivasso fino al bivio per Albugnano oppure svoltare a Gallareto per Castelnuovo Don Bosco e poi da Castelnuovo per Albugnano), tel. custode +39.0141.992.060.7, www.ambienteto.arti.beniculturali.it
Quando: Da martedì a domenica 9 - 12.30 / 14 - 18.30 estate (17 inverno)
Monastero Benedettino immerso in una verde vallata, è sicuramente la più pregevole testimonianza di arte romanico-gotica in Piemonte.  La leggenda vuole che sia stata fondata dal re Carlo Magno nell’anno 813 a seguito di una grazia ricevuta in queste contrade. Dietro la facciata in cotto e arenaria, un magnifico jubè (pontile) del 1189, ornato di bassorilievi policromi. Nella foresteria è allestita la mostra La Materia e l'Invenzione Scultura Romanica nel Monferrato (da marzo a novembre: sab e dom, nei mesi invernali aperta per gruppi su prenotazione).
Scarica il depliant di ASTITURISMO

Santuario di Crea


Dove: Serralunga di Crea,
www.parcocrea.it, scopri il percorso delle cappelle votive
Quando:
Dedicato ai Misteri del Rosario, fu progettato nel 1589 secondo il proposito di ricostruire topograficamente i Luoghi Santi di Gerusalemme.  E’ composto da 23 cappelle e da cinque romitori collegati tra loro da sentieri che inerpicandosi nel bosco conducono alla cappella del Paradiso, situata sulla sommità del colle. Nelle cappelle i gruppi statuari in terracotta policroma e i dipinti che illustrano i misteri del Rosario, sono opera di artisti quali il Bistolfi, il Caccia detto il Moncalvo, il Fiamminghino e i fratelli Tabachetti. Sulla piazza si trova la Basilica dedicata alla Maria Assunta. L'interno, a tre navate, conserva importanti opere: la Madonna con Bambino e Santi, tavola autografa di Macrino d'Alba (1503); il ciclo di affreschi con le Storie di Santa Margherita d'Antiochia del XV sec.; l'effige della Vergine, statua lignea del XIV sec.; la vasta raccolta di ex voto; la Via Crucis e gli amboni di L. Bagna.

Santuario di Colle Don Bosco


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Dove: Castelnuovo Don Bosco, Frazione Becchi, Colle don Bosco
tel. +39.011.987.711.1 / 716.2, www.colledonbosco.it
Quando:
Il Tempio di Don Bosco sorge sul colle dove è nato il Santo  Gli ultimi restauri del 1999 hanno dato all'interno della chiesa una forma vagamente ovale, con un rivestimento parietale in legno che ricorsa la carena di una nave: una sorta di arca biblica. Accanto alla casa natale di San Giovanni Bosco, sorge il complesso dell'Istituto Salesiano, con la chiesetta di Santa Maria Ausiliatrice, il Tempio di Don Bosco, il Museo etnologico delle Missioni salesiane nel mondo (tel. +39.011.987.716.8, quando: mar-sab 10-12, 14.30-17, dom 10.30-12.30, 14-17.30, ingr. gratuito (2008)) e il Museo della vita contadina dell'Ottocento. Castelnuovo Don Bosco è noto nel mondo anche per San Giuseppe Cafasso, il Beato Giuseppe Allamano, San Domenico Savio e il Cardinal Giovanni Cagliero; i luoghi e le case in cui vissero offrono un interessante itinerario di visita sulla vita dell'800

Chiesa di San Pietro


Dove: Isola d'Asti, Frazione Isola Villa

Quando:
In questo sito anticamente sorgeva l'antico castello dei Natta. L'attuale chiesa è stata costruita a fine '800 con facciata romanica.  L'interno è stato affrescato nella prima metà nel '900 in stile neoclassico. Nel 1993, sostò in visita il Papa Giovanni Paolo II, accompagnato dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato e nativo di Isola. Si gode una splendida vista a 180° su tutta la Valle del Tanaro

Madonna della Neve


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Dove: Castell'Alfero, Regione Valle

Quando:
L'edificio del XII secolo è da visitare per l'abside ben conservata con muratura a scacchi, per le pregevoli sculture che  adornano le monofore ed i capitelli, per l'unicità del campanile cilindrico, per gli splendidi affreschi interni, per i tanti graffiti incisi sulle sue pareti. Sorge in corrispondenza di un passo sul crinale delle colline che costeggiano la destra del torrente Versa, al limite settentrionale del territorio di Castell'Alfero, presso il confine col comune di Frinco, lontana da abitazioni ed attorniata da alcuni alti alberi. Per il delicato gusto cromatico della muratura, per le pregevoli sculture che adornano le monofore ed i capitelli, per l'unicità del campanile cilindrico, per gli splendidi affreschi interni la chiesa può essere annoverata tra le più significative chiese romaniche rurali dell'Astigiano. Il campanile è l'unico a sezione circolare nella zona ed è piuttosto raro nella casistica dei campanili romanici in genere; la torre campanaria è fasciata ad intervalli irregolari da alcuni cerchi di pietra arenaria che interrompono la continuità del laterizio; la cella campanaria è di mattoni, con quattro ampie aperture rettangolari; la costruzione del campanile viene datata al 1155 circa, come pure quella dell'abside. La parete sud della chiesa conserva vari elementi romanici quali i conci di pietra arenaria, la porta d’ingresso tamponata, le due monofore verso il campanile. La parete nord presenta solo conci di arenaria. ABSIDE La particolare tessitura muraria a "scacchi", ottenuto alternando nella costruzione dell’edificio mattoni in laterizio (rossi) a mattoni di arenaria (ocra), presente nella parte centrale e sud dell'abside, oltre che nella parte bassa del campanile, è riscontrabile nella chiese romaniche di Santa Fede di Cavagnolo (TO), di Quargnento (AL) e nel campanile della chiesa romanica di S.S. Nazario e Celso a Montechiaro d'Asti. Lungo tutta la circonferenza dell’abside, nella parte alta, si può osservare una bella serie di archetti pensili in arenaria, poggiati su mensoline scolpite anch’esse nell’arenaria, ognuna di forma diversa dall'altra. Appena sopra agli archetti, tipicamente romanici, vi è un nastro di mattoni in laterizio a denti di sega. Da notare che nei restauri per il Giubileo 2000 sono stati rifatti 2 archetti sul lato nord. Nel semicerchio della parete dell'abside sono inserite tre eleganti monofore, 2 delle quali, la centrale e la sud, con la facciata dell'arco finemente scolpita in un unico blocco di roccia, ognuna diversa nel motivo. Gli stipiti sono anch'essi ricavati da un monolite e sono stati lavorati a colonnine con capitelli, queste stringono le "luci" (strombature) delle finestre addentrandosi. La monofora sul lato nord, priva di decorazioni scolpite è stata tamponata dall’interno della chiesa. INTERNO All'interno dell'edificio si trova una grande tela ad olio del 1894. L'altare è in muratura stuccata ad imitazione del marmo, il tabernacolo è ligneo. Dopo i restauri compiuti per il Giubileo 2000 sono stati evidenziati una serie di ampi ed interessanti affreschi, probabilmente del XV° secolo, nella volta dell’abside. In una nicchia ricavata dalla chiusura della monofora nord vi una statua in gesso di S. Anna parzialmente scolorita e sormontata da una conchiglia. Nella parete sud è stata portata alla luce dopo i restauri una porta tamponata sormontata da una splendida monofora con la strombatura tutta decorata e colorata. Appena sotto la monofora vicino al campanile è stata scoperta anche un’altra monofora tamponata, anch’essa decorata.

Collegiata di San Secondo


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Dove: Asti, P.za San Secondo
tel. +39.0141.530.066, www.comune.asti.it
Quando: giorni feriali 10.45-12 / 15.30-17-30, festivi 15.30-17-30
La Chiesa dedicata al Santo Patrono della citta sorge sul luogo della sua sepoltura. La Cripta, in cui sono conservate del reliquie del Santo, è la parte più antica di tutta la costruzione e risale al VIII secolo.  Tra il XIII e il XIV secolo fu costruita l'attuale chiesa gotica con pianta a croce latina; della precedente costruzione rimane solo il Campanile Romanico, originario del X sec. La facciata fu costruita nel XV secolo su modello Romanico. Molto interessante, al suo interno, la Cappella di San Secondo posta sul terminale della navata destra e realizzata da Bernardo Vittone nel XVIII sec. Ospita il Carroccio ed i drappi del Palio (prima cappella della navata destra), un polittico rinascimentale di Gandolfino da Roreto rappresentante l'Adorazione dei Magi (nella navata sinistra) oltre a numerosi affreschi. Sopra l'ingresso della navata centrale, possiamo ammirare l'Organo di Ligorio Grisanti (XVIII sec.). La tribuna della Cantoria è decorate da sculture realizzate dalla Bottega Bonzanigo (XVIII sec.). Piazza San Secondo era sede dell'antico mercato del Santo con portici dei mercanti e degli artigiani.

Pieve di San Secondo


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Dove: Cortazzone, loc. Mongiglietto
tel. +39.0141.995.171, Ritirate la chiave all'ultima cascina prima della chiesa
Quando:
Solitaria e compatta, si erge sulla collina di Mongiglietto, circondata da vigneti e boschi.  L’edificio presenta una pianta basilicale a tre navate scandita da un’alternarsi di pilastri e colonne sormontati da capitelli scolpiti sui quali si impostano archi longitudinali a tutto sesto, il tutto culminante nelle volte a vela del soffitto. Risalente al XII secolo, conserva come uno scrigno le decorazioni dell’epoca che rappresentano un unicum nella storia dell’architettura romanica dell’Astigiano. Nelle sue sculture è rappresentata la summa della conoscenza cosmologica medioevale che, intrisa di fede cristiana, rivela l’armonia del Creato.

Chiesa di Santa Maria di Viatosto


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Dove: Asti, Loc. Viatosto
4 km circa a nord-ovest dal centro, tel. +39.0141.419.908
Quando: Feriali 8-12, 14-30-19, festivi 8-11, 14.30-18
Dal sagrato si gode di una magnifica vista sulla Asti. L’architettura gotica si innesta su preesistenti strutture romaniche, con pianta basilicale e abside poligonale priva di transetto, il tutto completato da un esterno completamente in mattoni a vista.  La facciata presenta un profilo a salienti interrotti ed è impreziosita da un portale strombato decorato da cordonature bianco-rosse in cotto ed arenaria. La lunetta di questo ingresso è affrescato con la Madonna e i simboli della ruralità, grano e uva, opera dei pittori artigiani G. Manzone e O. Bausano. Il campanile quadrato è realizzato a foggia romanica nel tredicesimo secolo, più volte rimaneggiato, venne sopraelevato nel 1897. L’interno è articolato da tre navate e due ordini di pilastri quadrilobati decorati con capitelli in arenaria scolpiti a motivi prevalentemente vegetali e zoomorfi. Il tutto è sormontato da volte a crociera con chiavi in arenaria recanti in rilievo gli stemmi gentilizi o degli ordini monastici. Le pareti sono affrescate da opere risalenti al quindicesimo secolo, notevole la cornice lignea rinascimentale decorata a candelabre della porta laterale lungo la navata destra. I pannelli di questo ingresso, purtroppo, furono rubati alla fine del diciannovesimo secolo. Alcuni gruppi scultorei completano la decorazione dell’interno: L’incoronazione di Maria Vergine posta nella navata sinistra, terracotta policroma tardo gotica attribuibile a Filiberto di Alessandria, La madonna con il bambino nell’abside, statua in legno policromo del quattordicesimo secolo

Pieve di San Nazario e Celso


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Dove: Montechiaro d'Asti, Bric San Nazario, Località Castel Mairano
a circa 2 km in direzione nord/nord-est, su di una piccola altura, raggiungibile solo a piedi. Comune tel. +39.0141.999.136 o Ass. Cult. Patria Astese tel. +39.393.574.040.1
Quando:
Edificio unico ed irripetibile, scenografico sia per il valore culturale che per l’aspetto bucolico del colle su cui è posto.  Inusuali le proporzioni tra la piccola chiesa ed il campanile a base quadrato che la affianca, l’esterno è scandito da fasce alternate di pietra candida e di mattone rosso. Anche l’abside presenta lo stesso cromatismo, per il resto l’interno è stato completamente rifatto e non presenta altri dettagli degni di nota. L’esterno è decorato con motivi floreali, intrecci vegetali, archetti pensili e monofore, sul lato nord è rozzamente scolpito un animale mostruoso che si morde la coda. L’arco del portale di ingresso è molto bello, decorato con motivi a cornucopia ed intarsi policromi a dente di lupo.

Pieve di San Lorenzo


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Dove: Montiglio Monferrato,
Vicino al cimitero. Comune tel. +39.0141.994.008, IAT tel. +39.0141.994.006 o Ass. Cult. Patria Astese tel. +39.393.574.040.1
Quando:
Non fatevi fuorviare dalla deludente facciata ricostruita nei secoli successivi alla costruzione della chiesa, nelle fiancate e nell’abside si trova il miglior romanico astigiano.  Malgrado i vistosi interventi di manomissione perpetrati in occasione di ripetuti restauri, sopravvivono eleganti monofore ed archetti poggianti su mensoline, cornici decorate da motivi a doppia treccia ed il tipico alternarsi cromatico dell’arenaria e del mattone. Sontuosi i capitelli interni, visibili su tre lati, per le fantastiche decorazioni antropomorfe e zoomorfe. curiosità (verificata puntualmente nel comportamento degli oramai oltre 8.000 visitatori): le persone uscendo dalla pieve voltano a sinistra verso il lato della vita oppure vanno dritti verso il sole; quasi mai voltano a destra verso nord, il lato della morte: provate anche voi!

Castello di Rifreddo


Dove: Montiglio Monferrato, P.za Umberto I 1
tel. +39.0141.994.006/ 008 / 368. 335.447.6, www.castello-montiglio.it, 5€ (2008)
Quando: Su prenotazione
Castello medioevale (XIII-XVIII sec.) che domina la collina di Montiglio con la sua pianta irregolare a L allungata, ciò che rimane dell'originale pianta a U.  Gli interni del castello sono sono stati fortemente alterati da interventi settecenteschi. Le grandi cantine furono utilizzate per la lavorazione e conservazione del vino. Nell'ampio giardino si trova la cappella di S.Andrea che conserva il più importante ciclo di affreschi trecenteschi del Piemonte. Dal 1164 fu di proprietà dei Marchesi del Monferrato e quindi teatro di lotte fra guelfi e ghibellini astesi. Vi risiedette il Marchese Bonifacio I, grande mecenate che ospitò famosi trovatori che qui composero note canzoni sulle leggende d'amore del castello stesso. Si ipotizza che qui Rambaldo de Vaqueiras compose la sua famossa Estampida. Oggi ospita manifestazioni musicali. Castello di Rinco Castello con pianta a U, formato da diversi corpi di fabbrica. La facciata è in stile neoclassico. Su un'alta rupe si trova la parte più antica dell'XI secolo: la Torre d'angolo a pianta circolare che porta verso il parco . Lo splendido giardino è all'italiana con al centro pittoresca pescheria.

Castello di Piea


Dove: Piea, P.za Italia 3
tel. +39.0141.901.641 / 393.938.853.56, 5€ (2008)
Quando:
Castello settecentesco sede di mostre e aste di antiquariato, circondato da un ampio parco che lo nasconde quasi completamente 

Palazzo Callori


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Dove: Vignale Monferrato, P.za del Popolo 12
tel. +39.0142.933.243. www.enotecadelmonferrato.it
Quando: Da lunerdì a Venerdì 9-13, 13.30-16.30; sabato e domenica 10-12; 15-19 (2009)
Poco si conserva dell'antico castello medioevale che venne ricostruito in forme romantiche. Degna di nota è la cappella eretta dall'architetto Brocchi nel parco.  La parte più bella sono sicuramente le antiche cantine scavate nell’arenaria, sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato, con esposizione dei più pregiati vini monferrini. Di nota il Parco ed il Panorama.

Riserva naturale speciale di Valleandona, Valle Botto, Valle Grande


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Dove: Asti, loc. Valleandona 12
13 km a nord ovest di Asti (seguire le indicazioni per l’autostrada A21, lasciando alla destra l’imbocco dell’autostrada, proseguire lungo la statale per Torino per circa 7 km fino al cartello per la frazione di Valleandona) tel. +39.0141.295.288, www.parchiastigiani.it
Quando: L’accesso al percorso paleontologico in Valle Botto è consentito solamente su prenotazione e con visita guidata
Ricco patrimonio paleontologico rappresentato da reperti fossili presenti in alcuni strati sedimentari affioranti lungo le pareti delle vallate, risalenti al periodo pliocenico quando la Pianura Padana era sommersa dal mare.  La notevole presenza di resti paleontologici (soprattutto conchiglie di molluschi marini) rende particolare e caratteristica l’area protetta, che rientra tra i rari casi concreti, a livello nazionale, di località destinate alla protezione di questo particolare patrimonio scientifico e culturale. I reperti fossili che affiorano negli strati sabbiosi, sono costituiti dai resti di organismi sepolti nei sedimenti del mare, che occupava tutta la Pianura Padana fino all’arco alpino durante il periodo Pliocenico (5-1,8 milioni di anni fa): un’ampia insenatura di mare poco profondo delimitata a Sud dai rilievi delle Langhe, ad Ovest dal Golfo Cuneese, a Nord da una bassa isola corrispondente all’attuale Monferrato settentrionale, mentre ad Est comunicava con il Mare Padano. I fossili sono concentrati in particolari strati che si possono osservare lungo le pareti delle incisioni vallive. I numerosi ritrovamenti, dalle conchiglie a resti di vertebrati marini e terrestri, hanno richiamato fin dal 1700 l’attenzione di numerosi studiosi e ricercatori, che hanno contribuito a diffondere la curiosità e l’interesse per la paleontologia. Si tratta di centinaia di specie di molluschi marini, le cui conchiglie presentano un’ottima conservazione. Ai molluschi si associano, brachiopodi, echinidi, coralli e rari resti di vertebrati. I primi insediamenti antropici, in questo territorio, risalgono a oltre 10 mila anni fa. In base al ritrovamento di raschiatoi, coltellini bifacciali, fondi di capanne, parti di piroghe ed altri oggetti, si presume che i primi uomini, forse d’origine ligure, siano arrivati in queste zone seguendo il corso del Tanaro. Sono presenti affioramenti fossiliferi attrezzati per le visite. Oltre all’importante patrimonio paleontologico, l’area protetta di Valle Andona, Valle Botto e Val Grande offre lo spunto per interessanti osservazioni naturalistiche. L’originale copertura boschiva dell’area (querceto-carpineto) è stata profondamente alterata dall’uomo con l’introduzione di nuove specie, come il castagno e la robinia, oltre che con il cambiamento di destinazione d’uso di vaste superfici, recuperate alla viticoltura. Ora i boschi della zona sono caratterizzati dalla presenza di robinia, farnia, carpino, tiglio e acero. Pochi, ma preziosi, i pini silvestri, relitti di epoche più fredde: un esemplare bifido svetta nei boschi della Pianastra. Nel sottobosco la vitalba, rampicante molto robusto, forma cascate di liane, disputandosi lo spazio con caprifoglio, fusaggine, sanguinello, nocciolo. Macchie fiorite insistono dalla primavera all’autunno grazie a pulmonarie, primule, anemoni, gerani dei boschi, epatiche, denti di cane. Non mancano le farfalle, la cui bellezza si riassume nella presenza di esemplari come il podalirio e il macaone. Con un po’ d’attenzione si possono riconoscere coleotteri (cervo volante) e uccelli (gruccione, gheppio, upupa, ghiandaia, picchi verdi e picchi rossi minori). Gli scoiattoli sono di casa, così come volpi, tassi, donnole, faine, ramarri, serpenti non velenosi (come il saettone). Nelle pozze d’acqua formate dalle piogge primaverili gli anfibi (raganelle, rospi comuni, rane agili e rane verdi, tritoni con la caratteristica livrea nuziale nel periodo della riproduzione) si ritrovano per accoppiarsi o deporre le uova.

Parco Naturale di Rocchetta Tanaro


Dove: Rocchetta Tanaro, "Casa del Parco" Località Val Benenta 41
(da Asti, SS.10 in direzione Alessandria, a Castello d’Annone a destra al bivio per Rocchetta Tanaro; dopo il ponte sul fiume Tanaro, prima del paese, a destra per frazione Gatti o S. Emiliano, dopo 4 km si giunge al parcheggio del Parco). tel. +39.0141.644.714, www.rocchettanet.com; Ostello Didattico Pacha Mama tel. +39.0141.644.254 / 339. 721.177.3, www.ostellopachamama.com
Quando:
Il Parco Naturale di Rocchetta Tanaro è una piccola area protetta (appena 120 ettari) in prossimità del fiume Tanaro.  La "Casa del Parco" è dotata di aula didattica e ufficio informazioni. Le guide della cooperativa CSPS effettuano visite guidate su prenotazione. Sono presenti un percorso equestre, un educativo sentiero natura, il percorso ciclabile che si dipana dalla strada asfaltata che unisce i Comuni di Mombercelli e Rocchetta Tanaro, alla fascia orientale del Rio Ronsinaggio, dove ci si imbatte nell'area di sosta attrezzata, per concludersi ai margini del Parco, incontrando la fonte "Cana", una sorgente d'acqua ferruginosa sempre corrente e fresca. Dal parco si gode di una bella immagine del paese di Rocchetta Tanaro: lo scorcio presenta un angolo del castello dei Marchesi Incisa della Rocchetta. La stessa area del Parco faceva parte del feudo dei Marchesi ed è conosciuta oggi nella toponomastica locale come "I bosch del Marcheis". L'altra presenza caratteristica del territorio rocchettese è costituita dal fiume Tanaro, che rappresenta da sempre un elemento essenziale per la vita quotidiana della popolazione della zona. In questo parco sta nascendo il Frutteto della memoria,un luogo dedicato alla biodiversità per recuperare, essenzialmente a scopo dimostrativo e con finalità di educazione ambientale e alimentare, vecchie cultivar di mele ormai pressoché scomparse nell’Astigiano. Sessantaquattro gli alberelli piantati e appartenenti a otto diverse varietà: Carlo Bianco, Ciucarin-a bianca, Calvin, Gamba fina, Grigio Piemonte, Piatlin, Pom Marcon, Ruscai-o. Dalla primavera 2009, quando sarà inaugurato, il frutteto ospiterà attività didattiche collegate ai temi della biodiversità e dei tempi naturali. Area attrezzata con servizio ristoro nei giorni festivi, presso il parcheggio. L'accesso dei visitatori al Parco è consentito dall'alba al tramonto a piedi o sui sentieri segnalati. Su tutto il territorio del Parco è vietato compiere attività fuoristrada con mezzi motorizzati. Le comitive,le scolaresche ed i gruppi (comunque autorizzati) possono effettuare visite al Parco, in numero non superiore alle 30 persone, solamente se accompagnate dal personale dell'Ente, prenotando con giusto anticipo. Su tutto il territorio del Parco è vietato il campeggio anche temporaneo. E' consentita l'introduzione di cani limitatamente ai percorsi segnalati e solo al guinzaglio.

Parco Naturale del Sacro Monte di Crea


Dove: Serralunga di Crea,
tel. +39.0141.927.120, www.parcocrea.it
Quando:
Sui colli di Serralunga, nel Basso Monferrato, in provincia di Alessandria, è di notevole interesse botanico per la presenza di elementi floristici rari o al di fuori della normale allocazione. Molte le passeggiate a piedi  Ospita delle nicchie ecologiche in cui alcune specie di vegetazione mediterranea, come lo zafferano selvatico, hanno saputo sopravvivere alle glaciazioni. La vegetazione del versante sud, più temperato, è costituita da un bosco ceduo di roverella e ornello mentre quella del versante nord, più ripido e ombroso, vede prevalere olmo campestre, ciliegio, carpino bianco, farnia, castagno, acero riccio e acero di monte; sempre a nord sono presenti alcune specie montane relitte delle epoche glaciali come il giglio martagone, l’aconito e varie orchidee. Il sottobosco è composto da corniolo, fusaria, vescicaria, ginestra e viburno lantana. Il patrimonio faunistico vede la presenza di rettili e piccoli mammiferi accanto a quella più nutrita e articolata di volatili: poiana, gheppio, gufo comune, civetta, barbagianni e allocco, tra i rapaci; merlo, cesena, fringuello, picchio verde, picchio muraiolo e cinciallegra tra i passeriformi.

Riserva Naturale Speciale della Val Sarmassa


Dove: Vinchio, P.za Vercelli 1
(da Asti, in direzione Nizza - Canelli sulla tangenziale fino ad Isola d’Asti per proseguire sulla statale Asti - Mare, dopo 15 km, a Montegrosso svoltare a sinistra per Mombercelli e da qui per Vinchio, in direzione Cortiglione, fino a ad una bacheca in legno che indica uno degli accessi), tel. +39.0141. 950.237, www.parchiastigiani.it
Quando:
Situata nell'Alto Monferrato orientale, comprende un'area collinare di oltre 250 ettari che si estende tra i Comuni di Vinchio, Incisa Scapaccino e Vaglio Serra  dove scorci paesaggistici di grande suggestione con le colline coperte di boschi che lasciano di tanto in tanto spazio a seminativi, prati e vigneti. Agli aspetti naturalistici si accompagnano testimonianze storiche e culturali come i ritrovamenti palontologici; la Val Sarmassa è stata fonte di ispirazione di Davide Lajolo, grande giornalista e scrittore del dopoguerra, nativo di Vinchio.

Cattedrale di Asti


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Dove: Asti, P.za della Cattedrale
tel. +39.0141.592.924
Quando: Tutti i giorni 9-12, 15-18
Bellissimo esempio di Gotico piemontese, il Duomo, dedicato all'assunta e a San Gottardo, è realizzata nella prima metà del quattordicesimo Secolo per iniziativa del vescovo Arnaldo De Rosette.  Viste le origini francesi del religioso, i modelli architettonici e decorativi della chiesa sono di quella nazione, la mole imponente ricorda le cattedrali-fortezze del midì francese. Nel diciottesimo secolo Bernardo Vittone si occupa di prolungare l’edificio realizzando le sagrestie; nello stesso periodo sono eliminate le costolature delle volte ed è realizzato il Ciborio dall’artista Francesco Piffetti. Il Campanile è una preesistenza Romanica di metà tredicesimo Secolo. Molto belle le decorazioni a motivi zoomorfi e vegetali di tradizione locale dell’antiporta sul lato sud dell’edificio e la rappresentazione di “Maria fra gli angeli, apostoli e santi”. Altro elemento distintivo lo stemma dei Pelletta, inserito per ricordare il contributo offerto dalla famiglia per realizzare tale ingresso. Notevoli, poi, le decorazioni scultoree dell’ingresso principale, in particolar modo le mensole e il capitellino. Le navate, il transetto e il tiburio sono affrescati nel settecento da Francesco Fabbrica e G.Battista Rocca; dello stesso secolo gli affreschi delle absidi di Carlo Carlono e G. Perego. Molte le opere pittoriche di Gandolfino da Roreto, realizzate tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo: La Madonna del “Banchiere”, Lo Sposalizio della Madonna, il Polittico smembrato delle genealogia della Madonnna e la Deposizione. Interessante, inoltre, la Risurrezione di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo (fine XVI sec., inizio XVII). Gli arredi lignei sono opera di Francesco Salario e Antonio Varale, mentre l’altare centrale è opera di Benedetto Alfieri. Completano l’interno il fonte battesimale del quindicesimo secolo, ricavato da materiale romano di spoglio, e due acquasantiere poggianti su capitelli romani: una pre-romanica e l’altra gotica. Da non perdere una terracotta policroma rappresentante un gruppo statuario del Cristo morto del sedicesimo secolo. I due Organi della chiesa sono stati realizzati uno dal Grisanti nel diciottesimo secolo, l’altro dal Serassi il secolo successivo. Interessante la targa marmorea di Arricino Moneta del tredicesimo secolo che rappresenta il primo esempio piemontese di monumento equestre. Ultima opera degna di nota la pietra tombale del Vescovo Baldracco Malabayla del secolo quattordicesimo.

Castello Medioevale


Dove: Cisterna d'Asti, P.za Hope 1
tel. +39.0141.979.021 / 118, www.museoartiemestieri.it
Quando: Da Aprile ad Ottobre, martedì-domenica 15-19 (chiuso la domenica di Pasqua), 4€ (2009)
Il complesso si erge sul colle più alto del paese e domina tutto il circondario;  a simbolo del Potere del Signore si staglia l’imponente torre quadrata, alta circa trenta metri. Il castello presenta pianta rettangolare e vi si accede attraverso una torre-porta, decorata da fasce di mattoni alternate a cornici losangate. L’attuale configurazione architettonica nasce verso fine del Seicento, quando il recinto fortificato viene trasformato in residenza nobiliare di campagna dalla Famiglia Del Pozzo. Con la fine del Settecento vengono completati gli ultimi rimaneggiamenti e ampliamenti ancora oggi visibili. In uno dei saloni si trova una grande cisterna, da cui deriva il toponimo del paese. Sotto al complesso sono stati rinvenuti alcuni cunicoli, scavati nell’arenaria, che collegano il Castello al Pozzo e al Giardino inferiore. Di pregevole fattura è il cunicolo sotto il Cortile, ad arco slanciato, con sei nicchie laterali quasi tutte decorate da uno zoccolo con bassorilievi.
Museo di Arti & Mestieri di un tempo

Castello di Cortanze


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castello di cortanze


Dove: Cortanze, P.za V. Veneto (P.za del Municipio)
tel. +39.0141.690.917 / 979.021, www.castellodicortanze.it
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Fortezza grande e possente, richiama l'architettura militare trecentesca, tra le poche che conserva ancora quasi integralmente l'aspetto esterno medioevale,  è completamente restaurato con interni molto belli.
Scopri la Leggenda del fantasma che abita in questo castello …

Castello di Costigliole d'Asti


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Dove: Costigliole d'Asti, P.za Vittorio Emanuele II 10
tel. +39.0141.962.202 / 11 / 17 (Municipio), www.costigliole.it
Quando:
Il castello dei conti Verasis-Asinari, a pianta quadrata con quattro torri angolari e circondato da un ampio parco.  Oggi ha l'aspetto di una signorile dimora settecentesca ma la sua storia è millenaria. La posizione strategica e la sua vocazione al commercio lo pongono al centro delle lotte di potere tra gli illustri casati che se lo contesero. Di particolare pregio, è lo scalone a ponente opera di Filippo Juvara, che varia a seconda del piano a cui si accede. Nel 1775, si festeggiò il re Vittorio Amedeo III che visitò il castello e nel 1821 ospitò il marchese Carlo Asinari ed altri liberali, prima dell’esilio dovuto ai moti costituzionali. Nel mese di luglio 1854 vi giunse, sposa di Francesco Verasis, la Contessa di Castiglione, ambasciatrice di Cavour alla corte di Napoleone III. Oggi è sede dell'ICIF (Italian Culinary Institute for Foreigners dove cuochi da tutto il mondo apprendono i segreti dell'enogastronomia italiana. Sarà destinato a Museo Nazionale del Territorio e Centro di documentazione e foresteria per scrittori e giovani. Parco pubblico.

Castello di Burio


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Dove: Costigliole d'Asti, Fraz. Burio, Via Castello 5
(pochi km a Sud di Costigliole), tel. +41.793.305.171
Quando: durante la Manifestazione Castelli Aperti
Il castello della frazione Burio (forse del XIV secolo), già dei Pelletta di Asti, è una fortificazione,  con corpi di epoche diverse, eretta su una altura con grande effetto scenografico. Gli interni sono stati rifatti in epoca barocca.

Castello di Frinco


Dove: Frinco,
frinco.interfree.it
Quando: Privato, non visitabile
In posizione dominante, l'imponente mole del castello ha conservato l'originale carattere di struttura difensiva, che per secoli ha controllato il transito nella valle sottostante.  La strada di accesso si inerpica a tornanti tra le case del paese sino alla base della fabbrica, dove le arcate del versante meridionale, avvolgendo il terrapieno della sommità collinare, fungono da bastionatura. La torre circolare costituisce, con l'unito edificio a tre piani, la parte più antica de castello, dove sono ancora visibili la merlatura alla ghibellina, il coronamento seghettato e a denti di lupo e vi scorgono tracce di monofore e di fregi in cotto. La chiesa parrocchiale, neogotica, fu collegata al lato orientale del maniero per permettere l'accesso diretto ai Signori di Frinco. Le strutture sotterranee sono formate da scantinati e gallerie di collegamento con un pozzo irto di lance acuminate in cui venivano fatti precipitare ospiti indesiderati tramite una botola celata nel pavimento di una stanza. Il castello è da sempre stato proprietà dei vari feudatari di Frinco, nell'ordine Pelletta, Turco, Mazzetti, poi dei marchesi Incisa di Camerana i quali lo vendettero nel 1893 agli Oblati di San Giuseppe che lo adibirono a casa estiva per i propri studenti. Nel periodo della prima guerra mondiale i locali del maniero ospitarono dei prigionieri di guerra Austro-ungarici, i quali vennero utilizzati per ridisegnare il corso del torrente Versa che sino ad allora era tortuoso e provocava spesso alluvioni. Nel 1992 il castello è acquistato dalla famiglia lombarda Pica Alfieri che tutt'ora ne detiene la proprietà

Castello Reale di Carlo Felice


Visualizza Castelli delle Langhe e Roero in una mappa di dimensioni maggiori


Dove: Govone, P.za Roma 1
tel. +39.0173.581.03 /588.09, www.comune.govone.cn.it
Quando: Da marzo a giugno e da settembre a ottobre domenica 10-12 e 15-18, a luglio e agosto domenica 10-12 e 16-19, durante la settimana su prenotazione; visite guidate, 3€ (2009)
Di origine medioevale, fu ricostruito in stile barocco su disegni di Guarini e Benedetto Alfieri. Re Carlo Felice di Savoia e Maria Cristina di Savoia, agli inizi dell’Ottocento, rinnovarono il castello e il parco.  Gli interni dell'appartamento reale sono conservati perfettamente; di gran pregio le stanze ornate da carte cinesi. Tra le sue stanze riecheggia il nome di Jean Jacques Rousseau che qui, giovanissimo, per conto dei Solaro, risistemò la biblioteca. Dal 2000 è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità ed è quindi rientrato sotto l'egida dell'UNESCO. La residenza sabauda è circondata da un giardino settecentesco all'italiana, disegnato da siepi di bosso e vialetti che confluiscono ad una fontana centrale e da un parco all’inglese, con viali di platani ed ippocastani. Nel parco un'antica aranciera comunemente chiamata "SERRA" è ora adibita a salone per convegni, incontri e manifestazioni culturali. I lavori di restauro di committenza sabauda si concentrarono, oltre che sugli interni sulla sistemazione del parco, per si possono individuare due fasi ben distinte. Una prima fase risale al XVIII secolo, all’epoca dei Solaro: si tratta di un giardino formale all’italiana, realizzato nella parte di terreno terrazzato all’interno delle antiche mura medioevali, applicando regole architettoniche di simmetria e regolarità e forme geometriche tipiche del giardino classico, mentre la seconda fase risale al XIX secolo, per committenza di Carlo Felice di Savoia su progetto di Xavier Kurten, all’epoca nominato da Carlo Alberto principe di Carignano, direttore del parco di Racconigi. Il progetto, caratterizzato dall’impianto di un parco all’inglese esteso sui lati nord e ovest del castello, manteneva invariati gli schemi esistenti creando effetti spettacolari, utilizzando nuove forme naturalistiche in opposizione a quelle geometriche e regolari del giardino classico che si manifestano nel libero impiego degli elementi naturali della vegetazione, delle acque con fontane e cascate o con oggetti scultorei e architettonici e dei movimenti del terreno. In pratica doveva imitare la natura e come il paesaggio naturale doveva essere scoperto, apprezzato, attraverso il movimento e verso ovest oltre le mura, collegato da un ponte egizio ad un grande bosco all'inglese, si creavano percorsi di attraversamento dello spazio progettato che si estendevano verso la collina di Craviano. In autunno brillano i rossi ed i gialli degli ippocastani, dei platani e delle querce; in primavera i blu e gli azzurri dei muscari e delle pervinche e il rosso dei tulipani "Tulipa oculus solis Saint- Amans" che, come un regale tappeto rosso invade gran parte del sottobosco. Questa specie di tulipani che fiorisce tra marzo e aprile, ha fiori di media misura a tepali appuntiti, scarlatti e vellutati, gli esterni più larghi degli interni, segnati alla base da una macchia nera, orlata di giallo verdastro. I tulipani "occhio di sole", da tempo naturalizzati nei terreni del Piemonte come in altre zone dell'Italia, erano molto diffusi specie nei terreni coltivati a vigneto ma sono ora pressoché scomparsi e mantenendo poche aree di diffusione. In questa occasione della fioritura, ogni anno a marzo a Govone si celebra la manifestazione Tulipani a Corte, invitando a passeggiare nel parco. Il roseto nell'area retrostante la Chiesa barocca dello Spirito Santo, realizzato basandosi sulla documentazione conservata nell'Archivio di Stato di Torino dove è descritta una splendida collezione di rose che impreziosiva il giardino dei Savoia, presenta un'armoniosa combinazione fra le varie specie di rose antiche dal punto di vista storico, del periodo di fioritura, dei colori, dei profumi e della tipologia della pianta (arborea o rampicante).

Complesso di San Pietro Consavia


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Dove: Asti, C.so Alfieri 2
tel. +39.0141.353.072 / 399.489, www.comune.asti.it
Quando: Da lunedì a venerdì 9-13 / 15-17, sabato 9-13 / 15-18 (16-19 da maggio a settembre), domenica 10-13; ingresso gratuito, 2,50€ per il museo archeologico e paleontologico (2008) (N.B.: il cancello è sempre chiuso, suonate il campanello!)
La chiesa priorale, quadrata, fu realizzata in forme rinascimentali dall’astigiano Giorgio Valperga, Priore di Lombardia, con belle decorazioni in terracotta, affreschi del XVII secolo e romantico chiostro.  Il battistero ottogonale romanico che risale al X-XII secolo fu costruito ad imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme dall'Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme poi di Rodi, poi di Malta (Templari) che utilizzavano il complesso per ospitare i pellegrini della Via Francigena. Gli spazi conventuali completano il Complesso, al loro interno trovano sede il Museo Paleontologico e il Museo Archeologico che dispone anche di una Sezione Egizia

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