

« Anno Domini MCCLXXX
civitas Astensis per gratiam Dei facta est quasi nova plena divicijs
clausa bonis muris et novis et plena multis hedificijs turribus palacijs
et domibus novis quasi tota. »
« Nell'anno del Signore 1280 la città di Asti, per grazia di Dio, è
diventata quasi nuova, colma di ricchezze, chiusa da solide e recenti
mura e costituita quasi interamente da molti edifici, torri, palazzi e
case da poco costruite. »
(dalla "Cronaca" di Ogerio Alfieri,fragmenta 33)
Oggi
Le mura di Asti sono state la più grande opera edilizia della città nel
periodo comunale medievale. Partendo da alcuni punti fortificati già
presenti nel periodo romano e longobardo, il comune tra il XII ed il XIV
secolo, completò la costruzione di più di 7 chilometri di mura suddivise
in due recinti che cingevano completamente l'abitato cittadino. Di
queste solamente la parte nord occidentale si è conservata in modo
continuativo fino ai giorni nostri. In altre zone della città le mura
sono state inglobate negli edifici od emergono solamente per piccoli
tratti nel tessuto urbano della città.
Nella storia
L’oppidum celtico-ligure e
l’espansione romana
Secondo i testi antichi di Plinio il vecchio (Naturalis historia) e
Tolomeo (Geographia, III, 1), il primo insediamento fortificato fu
costruito dalla tribù celtico-ligure degli Statielli, nella zona più
elevata della città, compresa tra il Castel Vecchio e il Castello dei
Varroni (o Valloni). Dopo la conquista romana, l’oppidum ligure fu
emarginato, per l’espansione della colonia più a valle su un territorio
pianificato, pur tenendo conto del preesistente insediamento. La
perimetrazione e l’impianto romano condizionò la forma della città anche
nelle fasi storiche successive. Ancora oggi l’arteria principale della
città, la via maestra, (l’attuale Corso Alfieri), corrisponde
all’asse portante del decumano massimo romano. La
Torre Rossa
(vedi percorso da Est a Ovest) è l' unico esempio rimasto di torre
costruita nell'epoca romana. È probabile che la torre facesse parte del
Palazzo Pretorio, o fosse una delle due torri della porta Palatina
d'ingresso nella cinta muraria.
Dal tardo impero all’alto medioevo
In seguito al deteriorarsi dell’ impero, anche la città di Asti subì un
progressivo degrado con una notevole contrazione demografica ed una
riduzione del perimetro urbano. È probabilmente di questo periodo (IV
secolo) la costruzione della prima cinta muraria , in rapporto alle
sempre più frequenti invasioni barbariche. Il perimetro delle cosiddette
mura di Onorio (moenia vindicis Hastae), citate da Claudiano nel suo
Sextu consulatu Honorii Augusti, era sicuramente inferiore all’antica
estensione cittadina, limitato a salvaguardare la zona di maggior
prestigio edilizio sorta ai lati del decumano massimo. La Asti di Onorio
era probabilmente una città di circa 30 ettari di superficie, dalla
forma allungata e poligonale che si estendeva da Via Cattedrale a nord,
a Via Q. Sella a sud, da Via Varrone ad ovest, a Piazza Statuto ad est.
Il periodo longobardo vede lo spostamento della zona di comando,
nuovamente al Castel Vecchio. Questo processo si consolida intorno al X
secolo, quando la Chiesa assume anche il potere temporale della città.
In questo periodo il Castel Vecchio diventa Castrum episcopi.
Il XII secolo
Le
mura nel XII secolo, costruite seguendo la fortificazione preesistente e
mantenendo le porte.
1=Porta S.Lorenzo, 2=Porta Furja, 3=Porta Torre, 4=Porta S.Giuliano,
5=Porta S.Martino,
6=Porta del Mercato, 7=Porta S.Paolo, 9=Porta S.Gaudenzio, 10= Porta
S.Michele,
C=Castelvecchio, V=Vallone

La città, che era rimasta sostanzialmente priva di mura fino al XII
secolo, con lo sviluppo ed il consolidamento dell’autorità comunale,
aumentò anche le proprie risorse economiche e le capacità organizzative.
Si dotò di una recinzione con palizzate, terrapieni e fossati definita
“sepes” che delimitavano la città e la isolavano dai pericoli esterni.
Nella Cronica di Ogerio Alfieri si racconta che nel 1280 la città
risultava cinta di belle mura nuove (il recinto dei nobili), con
sobborghi esterni popolosi.
Questo primo recinto venne munito di porte fortificate da permettere le
comunicazioni con l’esterno e di quattro castelli.
Le porte
Oggi l’unica porta ancora presente in Asti è quella di San Giuliano,
inglobata all’interno del Santuario della Madonna del Portone, ma un
tempo tutto il perimetro murario era costellato da porte fortificate
costantemente presidiate e sorvegliate. Due sono le porte più antiche,
costruite inglobando le porte del decumano romano e si trovavano infatti
in corrispondenza dello sbocco orientale e occidentale della città. Si
tratta della Porta Torre, in corrispondenza della Torre Rossa nel Rione
Santa Caterina, e della Porta Arco (o dell’Arco) allo sbocco della
contrada Maestra in piazza Alfieri nel Rione San Secondo. Tutte le altre
porte furono edificate nel periodo medioevale . Ogni porta aveva sopra
l'architrave l'immagine di Maria, con a lato San Secondo e il Santo
protettore del Rione o del Borgo a cui faceva capo quella porta. Da
Porta Torre, procedendo verso sud in senso antiorario si incontravano:
Porta di San Giuliano (sull’attuale piazza Cagni), Porta di San Martino
(tra Via XX Settembre e Piazza San Giuseppe), Porta del Mercato (in Via
Solaro), Porta Vivarii o di San Paolo (in corrispondenza della Chiesa di
San Paolo). Procedendo da Porta Arco a nord in senso antiorario si
incontravano: Porta San Gaudenzio (in corrispondenza di Piazza Dante e
Via M.D’Azeglio ), Porta San Michele (fra Via De Gasperi e via del
Bosco) , Porta di San Lorenzo (sull’attuale Piazza Lugano ),
sopravvissuta fino al XVII secolo, Porta Fuyra (nel Rione Cattedrale)
I castelli
I tre castelli più antichi, insieme al quarto edificato nel periodo
Visconteo dall'accorpamento di due precedenti fortificazioni, sono sorti
come centro di potere e di controllo istituzionale nei vari periodi
della
storia di Asti. Il Castel Vecchio: ubicato nella zona più alta di Asti,
ha sempre avuto un interesse strategico per la città di Asti. È stato il
primo insediamento celtico-ligure, quindi sede del potere longobardo e
poi vescovile, fino all'inizio del Duecento. Esistono alcuni documenti
che ne accertano la presenza già nell'anno 924. Durante la permanenza
vescovile, era costituito da un recinto murario al cui interno sorgevano
alcuni fabbricati: la domus episcopi, con annessi alcuni edifici
residenziali e logistici, e due edifici di culto quali la chiesa di
Sant'Aniano e la
cappella di Santa Maria del Castello. Il Castello rimarrà distaccato
dalla primitiva cinta muraria della città fino al 1200. Nel 1297, in
seguito alle lotte civili, la fazione ghibellina dei Guttuari con i suoi
alleati se ne impossessò, trasformandolo in una cittadella fortificata.
A ricordo di questa gloriosa
impresa la fazione astigiana ghibellina dei
Guttuari, Turco ed Isnardi si fuse in un unico consorzio denominato dei
"De Castello".
Nel periodo visconteo, Luchino Visconti lo ampliò e lo
trasformò in un classico castello visconteo a pianta quadrata, come si
evince dalla raffigurazione della città di Asti dal Theatrum Statuum
Sabaudiae del 1682. Di questa costruzione oggi rimangono solamente i
bastioni medievali.
Il
Castellazzo di Trovarone o Torre dei Valloni: Ogerio Alfieri nella sua
Cronaca narra che la città di Asti fu fondata "...tra il Castello detto
ora castello del Vescovo ed il Castellazzo, ossia Torre dei Valloni".
Questa struttura era ubicata sulla piazzetta dei Varroni nel Rione
Cattedrale e dominava la porta occidentale del decumano romano. Il
toponimo Valloni deriva dal nome latino dei muraglioni (valli) che
cingevano il fortilizio. Oggi del castello rimangono alcune strutture
inglobate nell'evoluzione urbanistica della zona.
Il
Castello di Monterainero: di probabile origine longobarda, sorgeva sulla
collinetta che sovrasta il Borgo Santa Maria Nuova nella zona ora del
Parco Monterainero. Si sviluppò come struttura difensiva per il nuovo
Borgo Santa Maria Nuova, ed assunse un certo prestigio durante il
dominio orleanese. Tra i capitani del castello figurano i due
poeti-scrittori astigiani Antonio Astesano e Giovan Giorgio Alione

Il XIII e XIV secolo
Prospetto
delle mura di Asti nel XIV secolo.
C = Castelvecchio, V = Il Vallone, P1= Porta San Pietro, P2 = Porta
Arco, P3 = Porta Torre
Nel XIII secolo, il periodo di maggior splendore del comune di Asti,
avvenne il rifacimento delle fortificazioni cittadine. I lavori, che
durarono quasi un secolo, consistettero nella costruzione di una cinta
muraria che sostituì il recinto delle Sepes, e nella costruzione di una
seconda cerchia più esterna, nella zona meridionale ed a levante della
città, per inglobare e proteggere i popolosi sobborghi, ricchi di
botteghe artigiane e laboratori manifatturieri sviluppatisi a ridosso
della città. A nord il Castel Vecchio fu collegato al circuito murario,
ed a est il fronte fortificato fu avanzato fino a comprendere la chiesa
e la
zona di Piazza S. Secondo, costruendo una porta in corrispondenza
dell’attuale Via Garibaldi denominata Porta Cantarana.
Il recinto dei nobili
La prima cerchia di mura più interna, definita il recinto dei nobili,
racchiudeva gli spazi del potere della città (Il Palazzo del Comune, Il
complesso del Duomo, la Collegiata di San Secondo, il tribunale, il
palazzo notarile) e le torri e case-forti delle famiglie nobili
astigiane. La cinta muraria comprendeva cortine in muratura intervallate
da torri di raccordo. Le mura erano costruite in laterizio con un
articolato sistema architettonico, ancora visibile in alcuni tratti
superstiti. I segmenti delle mura, visibili ancora in alcune parti della
città, erano costruiti con mattoni pieni e coronati da merlatura a coda
di rondine. Sul lato interno della cortina sono ancora visibili alcuni
camminamenti di ronda che collegavano i tratti delle mura alle torri di
raccordo. Un tempo le cortine si elevavano per circa 10 metri fuori del
terreno. Oggi sono ancora visibili tratti di cortine con sviluppo di 3
metri. Le cortine appoggiano su archi di altezza di circa 6 metri, un
tempo completamente interrati e rinforzati da terrapieni e materiali
inerti. Questi terrapieni, in alcuni tratti della cinta muraria, furono
parzialmente asportati negli anni ’30 del XX secolo, per dar vita alla
passeggiata archeologica. Gli archi poggiano su pilastri in cotto a
sezione quadrata, a loro volta sostenuti dai plinti delle fondazioni.
Sul finire del Trecento, con l'avvento delle armi da fuoco, le torri di
raccordo, che si elevavano per quasi 20 metri dal terreno, furono
abbassate all’altezza delle cortine e dotate di un tetto di copertura.
Il recinto dei
borghigiani
Prospetto
del "Recinto dei Borghigiani" (in blu).
1=Porta S.Lorenzo, 2=Porta Furja, 3=Porta Torre, 4=Porta S.Giuliano,
5=Porta S.Martino,
6=Porta del Mercato, 7=Porta S.Paolo, 9=Porta S.Gaudenzio, 10= Porta
S.Michele, 11=Porta
S.Antonio, 12=Porta S.Quirico, 13=Porta S.Pietro, C=Castelvecchio,
V=Vallone,
M=Castello di Monterainero
La costruzione della seconda cerchia di mura può essere considerata
l’ultima grande opera edilizia del periodo comunale astigiano. Tra l’XI
secolo e il XIII secolo la città di Asti quadruplicò la superficie
cittadina, espandendosi verso sud lungo la via che conduceva al fiume
Tanaro. Anche la zona a levante della città subì un incremento
urbanistico e topografico, con la costruzione del palazzo del Comune, la
Collegiata di San Secondo e lo sviluppo della piazza prospiciente quale
centro politico e commerciale della città. La situazione politica di
Asti all’inizio del XIV secolo, contrassegnata da continui scontri
bellici, favorì la completa revisione e sviluppo di una seconda cortina
muraria a difesa dei sobborghi nati fuori le mura della città. Nel
memoriale di Guglielmo Ventura si legge che nel 1319 le milizie di Marco
Visconti riuscirono a penetrare in città mediante la distruzione degli
spalti presso Monterainero e, in un documento del 1332, si citano alcuni
terreni extra murum burgorum, è quindi probabile collocare la nascita
della seconda cerchia (detta recinto dei borghigiani) tra il 1320 ed il
1330. Di questa seconda cerchia, purtroppo non rimangono tracce,
distrutta durante l’espansione urbanistica della città tra XIX secolo e
XX secolo. Secondo i documenti e le raffigurazioni della città di Asti
che ci sono pervenute, il recinto dei borghigiani era costituito da
cortine più basse raccordate da torri quadrangolari anch’esse più basse
ed in numero minore. La comunicazione con l’esterno era permessa tramite
la costruzione di quattro porte: Porta San Quirico, allo sbocco di Via
Cavour nel Rione San Paolo, Porta San Pietro, nei pressi della commenda
gerosolimitana di San Pietro in Consavia, verso Corso Alessandria allo
sbocco di Piazza I Maggio , Porta Sant’Antonio (o Porta del Carmine),
collocata ad ovest della città all’imbocco di Piazza Torino, Porta del
Monferrato in corrispondenza del castello di Monterainero, nel Borgo
Santa Maria Nuova . Verso il primo quarto del 1500, durante
l’occupazione spagnola, il presidio militare decise, nell’ambito del
rifacimento delle fortificazioni cittadine, di aprire una nuova porta
(denominata Porta di San Rocco), che mise in comunicazione il Borgo di
San Rocco con l’esterno.

Nel Seicento
I Visconti ed i Savoia
Sito
della Cittadella Viscontea
(V) e della nuova porta di San Rocco (in
giallo).
1=Porta S.Lorenzo, 2=Porta Furja, 3=Porta Torre, 4=Porta S.Giuliano,
5=Porta S.Martino,
6=Porta del Mercato, 7=Porta S.Paolo, 9=Porta S.Gaudenzio, 10= Porta
S.Michele, 11=Porta
S.Antonio, 12=Porta S.Quirico, 13=Porta S.Pietro, C=Castelvecchio,
V=Vallone,
M=Castello di Monterainero
Nel XIV secolo, la signoria viscontea aumentò e completò le
fortificazioni della città con la costruzione a sud in corrispondenza
del "curriculum" , una vasta area demaniale utilizzata fino ad allora
per la corsa del Palio,della cittadella, che inglobò due fortificazioni
preesistenti, raccordandole tramite uno spazio murato, con all'interno
alcuni edifici. Scopo di questa opera non fu solo quello di controllare
il potere economico e commerciale della città, essendo molto vicino
all'area di Piazza San Secondo, ma anche quello di aumentare l’assetto
difensivo di un importante avamposto militare nel territorio visconteo.
Dei due castelli formanti la Cittadella, il primo più interno, verso via
Garibaldi (nel Rione San Secondo), era detto Castello nuovo verso la
Piazza San Secondo. L'altro, all'altezza dell'attuale via San Quirico
(nel Rione San Paolo) era detto Castello nuovo verso Tanaro. In uno
degli edifici interni abitava il Vice-governatore della città e ogni
castello era retto da un castellano. Verso il primo quarto del 1500,
durante l’occupazione spagnola, il presidio militare aprì una nuova
porta, che permise alla zona sud-ovest della città di comunicare con
l'esterno attraverso la strada che portava ad Alba. La porta, che in un
primo tempo fu denominata Porta Nuova, nella prima metà del Seicento
prese il nome di Porta San Rocco, di competenza delle Ventine di S. Anna
e di San Rocco. Il nuovo accesso era direttamente in comunicazione con
il ponte sul torrente Borbore e tramite questo, comunicava con il borgo
dei SS.Apostoli.
Carta
di Asti, sono visibili le due cittadelle (a sud-est) ed il Forte di
San Pietro ( a nord-est); da Theatrum Statuum Sabaudiae ,1682
Amsterdam, tipografia Blaeu
Antonio di Leyva, per conto dell'imperatore Carlo V, distrusse molti
sobborghi della cintura cittadina recuperandone il materiale per
edificare bastioni e fortificazioni nella zona sud della città. Di
particolare importanza era la fortificazione verso il fiume Tanaro detta
"Bastione dei tedeschi" . Nel 1663, per aumentare la difesa in questa
zona, venne anche costruita la "Nuova Cittadella ", un complesso
difensivo votato alla fortificazione della zona del Tanaro. L'intera
cittadella fu demolita però nell'ultimo quarto del XVII secolo. Nel
1616, nei pressi del castello di Monterainero, Carlo Emanuele I di
Savoia fece
edificare una fortificazione, detta Forte di San Pietro o "Fortino", per
opporsi alle continue scorribande delle truppe spagnole. Il forte venne
definitivamento abbattuto da Napoleone nel 1810. Tra il XVII e il XVIII
secolo, le continue guerre tra i Savoia ed i gallo-ispanici per la
conquista della città, portarono alla distruzione di molte costruzioni
difensive. Nei disegni raffiguranti la pianta della città di Asti tra il
1742 ed il 1747, il Castelvecchio è l'unico importante elemento
difensivo ancora rimasto dopo l'abbattimento delle due cittadelle.
Emanuele Tesauro, nel 1650, panegerista di casa Savoia, nel suo "Memorie
istoriche della nobilissima Hasta Pompeia oggi detta città di Asti" così
descrive le fortificazioni astesi prima del parziale abbattimento : «
Appare il predominato forte di Varrone, benché demolito nella più alta
parte a ponente; a levante il castello di Brenno; a mezzogiorno si
veggono le vestigi d'una cittadella eretta da'Visconti nel piano verso
il Tanaro demolita in gran parte doppo che l'Altezza Reale di Vittorio
Amedeo fabricò la nova e regolar cittadella tra l'antica e il Tanaro. Un
altro forte sorge in un angolo rilevato dentro il borgo di Santa Maria
Nuova, che prese il nome del sito chiamato Monte de'Reineri, e un altro
forte a stella facile sopra un colle fori del borgo, per opporsi a quei
primi dissegni degli Spagnoli che si son detti.

Tra Otto e Novecento
Il vasto ed articolato perimetro murario della città di Asti non permise
ai Savoia di poterlo migliorare durante i secoli. La spesa sarebbe stata
troppo onerosa. Questo, se da un certo punto di vista non fece evolvere
la città a piazzaforte militare come avvenne per esempio con Chivasso o
Savigliano, dall'altro lato, preservò discretamente le mura medievali
fino al XIX secolo. All'inizio dell'Ottocento, il recinto dei
Borghigiani venne abbassato ed utilizzato come sostegno di viali
alberati di circonvallazione, simili agli attuali baluardi lucchesi o
ferraresi. Tra Ottocento e Novecento, complice un espansione urbanistica
selvaggia, avvenne la distruzione della forma urbis medievale della
città che era passata pressoché indenne attraverso i secoli. Nel 1932 il
Comune acquistò la fascia di bastioni adiacenti alle mura compresa tra
Piazza Lugano (porta S.Lorenzo) ed il bastione della Maddalena (nelle
vicinanze della Torre dei Valloni) "...così conservate alla ammirazione
dei posteri e contribuiscono a dare pittoresco aspetto ad una zona dove
la città si va ogni giorno abbellendo ed è meta preferita come pubblica
passeggiata". Questo tratto di mura che prosegue fino in piazza S.Caterina (porta Torre) è quello giunto fino ai giorni nostri. Nel
2002, con il finanziamento della Commissione bilancio della Camera
furono iniziati i lavori di restauro delle “ antiche mura “ di Asti nel
tratto della passeggiata di Viale dei Partigiani e del parco omonimo. In
questi anni sono stati apportati lavori di consolidamento, di intervento
di restauro conservativo, consolidamento statico e riqualificazione
funzionale della zona.
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Porta San Lorenzo, la "camminata archeologica"
Le mura in viale Partigiani, torre di difesa e raccordo , sono visibili
gli archi un tempo interrati V

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Il bastione di Porta San Antonio
La zona di Porta Torre V

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Mura nei pressi della chiesa di Santa Caterina, immagine votiva della
Madonna
Mura presso S.Caterina ,
prospetto laterale V

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Porta San Giuliano, l'antica porta è inglobata nell'abside della chiesa
della Madonna del portone V
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Le mura del borgo di San Marco