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Langhe, Monferrato and Roero
Last update: 28/08/2010
Cesare PAVESE
Where:
Santo Stefano Belbo,
Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 - Torino 27 agosto 1950. Scrittore e poeta, traduttore e saggista. www.centrostudipavese.it
Nasce a Santo Stefano Belbo (CN), dove la sua famiglia, di origini torinesi, trascorre il periodo estivo presso la cascina di San Sebastiano. In paese conosce Pinolo, il più piccolo dei figli del falegname Scaglione, che rimarrà sempre uno dei suoi più cari amici e che descriverà in alcune sue opere.
Purtroppo la sua fanciullezza non fu felice: la madre, per problemi di salute, deve affidarlo a balia, perde tre fratelli piccoli e a sei anni rimane orfano del padre. La madre subentra nell’allevare i figli e, attraverso una educazione rigorosa, accentua il carattere introverso e instabile del piccolo Cesare. Legge D’Annunzio e Alfieri, che lo colpisce per la forza di volontà, e diventa amico di Tullio Pinelli. Suo insegnante fu il gobettiano e antifascista Augusto Monti, che lo instrada ad un metodo di studio rigoroso. Si iscrive all’Università di Torino, Facoltà di Lettere, continua a scrivere e intanto studia l’inglese, appassionandosi a Walt Whitman e alla letteratura americana. Di spicco le sue amicizie, Leone Ginzburg, Norberto Bobbio e Giulio Einaudi, che diventeranno importanti letterati antifascisti. Negli anni seguenti continua a studiare, scrive versi e inizia a tradurre alcune opere americane. Nel 1930 si laurea e, purtroppo, nello stesso anno perde la madre; rimane ad abitare nella casa materna insieme alla sorella Maria, mantenendosi con l’insegnamento e le traduzioni. Nello stesso periodo scrive la sua prima poesia “lavorare stanca”, alcuni racconti e vari saggi. Si laureò con una tesi sul poeta americano Walt Whitman. Per poter lavorare nelle scuole pubbliche è costretto ad iscriversi al partito nazionale fascista, intanto inizia la sua tormentata storia sentimentale con Tina Pizzardo. Oltre all'Antologia americana curata da Elio Vittorini, tradusse classici della letteratura da Moby Dick di Melville, nel 1932, ad opere di Dos Passos, Faulkner, Defoe, Joyce e Dickens. La sua attività di critico in particolare contribuì a creare, verso la metà degli anni '30, il sorgere di un certo mito dell'America. Nel 1934 inizia la sua collaborazione con la Casa editrice Einaudi e dirige per un anno la rivista “la Cultura”, entrambe di proprietà dell’amico Giulio. Finalmente riesce a pubblicare alcune poesie. L’anno successivo, innocente, é arrestato per motivi politici e condannato a tre anni di confino in Calabria. Riesce a farsi condonare due anni e, verso la fine del 1936, può tornare a Torino, dove cresce sempre più lo spirito antifascista di Pavese. In questo periodo scrive il suo primo romanzo breve, Il carcere, tratto dalla sua esperienza del confino. Pavese propose alla cultura italiana scritti su temi differenti, e prima d'allora raramente affrontati, come l'idealismo ed il marxismo, inclusi quelli religiosi, etnologici e psicologici. Le poesie di Lavorare stanca (1936) furono fortemente innovative e, insieme alle sue opere di narrativa, attrassero un vasto pubblico. Mentre l’Italia entra in guerra, Pavese si innamora di Fernanda Pivano e le dedica alcune poesie: Mattino, Estate e Notturno. Purtroppo anche questa storia sarà una delusione, lei rifiuta per ben due volte di sposarlo e nel 1945 tutto finisce definitivamente. Intanto Pavese continua a scrivere, e con la pubblicazione di Paese tuoi sembra che la critica inizi ad accorgersi delle sue doti letterarie. Dopo che Torino viene bombardata, per motivi editoriali della Einaudi, Pavese si trasferisce a Roma. È li che gli giunge la cartolina di precetto alle armi ma, per motivi di salute, dopo sei mesi ottiene il congedo e torna a Torino. Quando nel 1944 Torino é occupata dai tedeschi, Pavese si rifugia a Serralunga di Crea presso il Collegio Convitto dei padri Somaschi. Dopo la liberazione torna a Torino e rimane molto colpito dalla morte dei tanti amici che avevano combattuto per la libertà: Leone Ginzburg, Giamie Pintor, Luigi Capriolo. Il suo rimorso sarà sempre quello di non aver lottato, come altri, per i valori in cui credeva. Forse per redimersi, poco dopo Pavese si iscrive al Partito comunista e inizia a collaborare con “L’Unità”, dove conosce Italo Calvino. Verso la fine del 1945 ritorna di malavoglia a Roma, sempre per motivi di lavoro, e ricade nella malinconia anche, forse, per l’ennesima delusione amorosa. Ritornato a Torino, scrive La casa in collina e Il diavolo sulle colline.
Ma è nel 1949, dopo una settimana a Santo Stefano Belbo con l’amico di sempre Pinolo Scaglione (Nuto), che nasce una delle opere più importanti di Pavese: La luna e i falò. La critica apprezza molto le sue opere tanto che nel 1950 vince il premio Strega per La bella estate. Purtroppo ciò non può alleviare le delusioni politiche e amorose di quegli anni, che lo fanno sprofondare in una sempre più forte depressione. La delusione amorosa per la fine del rapporto sentimentale con l'attrice americana Constance Dowling - cui dedicò gli ultimi versi di Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi - ed il disagio esistenziale lo indussero al suicidio il 27 agosto del 1950, a 42 anni, in una camera dell'albergo Roma, a Torino; al suo fianco poche parole: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”. Per tutta la vita aveva cercato di vincere la solitudine interiore, sentita come condanna e vocazione; il suo amico scrittore Davide Lajolo bene descrisse, in un libro intitolato non casualmente Il vizio assurdo, il malessere esistenziale che sempre aveva avvolto la vita dell'intellettuale piemontese.
Canelli è vista da Pavese come porta del mondo, luogo obbligato dove passare per accedere a spazi lontani, alla ricerca di un nuovo futuro per realizzare i propri sogni, ma anche assaggio di quello che può essere una città: soldi, peccato, fascisti.Adesso non m’importava più se di là da Cassinasco non avrei visto il mare. Mi bastava sapere che il mare c’era, dietro discese e paesi, e pensarci camminando tra le siepi. Ci pensai tutto il pomeriggio, perché la collina è quasi piana e uno che guardi crede sempre di arrivare e non c’è mai. Terrazze, giardini e balconi se ne vedevano a ogni svolta, e io in principio li guardavo, specialmente le piante che avevano una foglia o un colore mai visto. Era un’ora, quella, che nessuno passava, solo qualche biroccio. Fermandosi, di là dalle siepi si sentiva la vigna e si vedevano le cane: è questa la bellezza di Canelli. Sembra di essere lontano, in un paese diverso, e la collina non è più collina, anche il cielo è più chiaro, come quando fa sole e piove insieme, ma la campagna la lavorano e fan l’uva come noi. da "Racconti", vol. II, "Il mare" Passai la mattinata in banca e alla posta. Una piccola città – chi sa, intorno, quante altre ville e palazzotti sulle colline. Da ragazzo non mi ero sbagliato, nel mondo i nomi di Canelli contavano, di qui si apriva una finestra spaziosa. Dal ponte di Belbo guardai la valle, le colline basse verso Nizza. Niente era cambiato. Solo l’altr’anno c’era venuto col carro un ragazzo a vender l’una assieme al padre. Chi sa se anche per Cinto Canelli sarebbe stata la porta del mondo. M’accorsi allora che tutto era cambiato. Canelli mi piaceva per se stessa, come la valle e le colline e le rive che ci sbucavano. Mi piaceva perché qui tutto finiva, perch’era l’ultimo paese dove le stagioni non gli anni s’avvicendano. Gli industriali di Canelli potevano fare tutti gli spumanti che volevano, impiantare uffici, macchine, vagoni, depositi era una lavoro che facevo anch’io – di qui partiva la strada che passava per Genova e portava chi sa dove.
da La luna e i falò
Bibliografia: Lavorare stanca, poesie, Firenze: 1936; ed. ampliata, Torino: 1943; Paesi tuoi, romanzo, Torino: 1941; La spiaggia, romanzo, 1941; Feria d'agosto, Torino: 1946; Il compagno, romanzo, Torino: 1947; Dialoghi con Leucò, racconti, Torino: 1947. Conversazioni a due tra personaggi mitologici; Prima che il gallo canti, romanzo, Torino: 1949; La bella estate, romanzo, Torino: 1949; La luna e i falò, romanzo, Torino: Einaudi, 1950; Milano: Mondadori, 1969, 1982; Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi, poesie, Torino: 1951; La letteratura americana e altri saggi, saggi, Torino: 1951, Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950, diari, Torino: 1952; Notte di festa, 10 racconti, Torino: 1953; Fuoco grande, romanzo, in collaborazione con Bianca Garufi, Torino: 1959; Racconti, in due volumi, Torino: 1960; Lettere 1924-1944, Torino: 1966; Lettere 1945-1950, Torino: 1966; Tutto Pavese, Torino: 1968
Traduzioni: Lewis, S., Il nostro signor Wrenn, Firenze: Bemporad, 1931; Melville, H., Moby Dick o la balena, Torino: Frassinelli, 1932; Anderson, Sh., Riso nero, Torino: Frassinelli, 1932; Joyce, J., Dedalus, Torino: Frassinelli, 1933; Dos Passos, J., Il 42° parallelo, Milano: Mondadori, 1934; Dos Passos, J., Un mucchio di quattrini, Milano: Mondadori, 1938; Steinbeck, J., Uomini e topi, Milano: Bompiani, 1938; Stein, G., Autobiografia di Alice Toklas, Torino: Einaudi, 1938.; Defoe, D., Fortune e speranze della famosa Moll Flanders, Torino: Einaudi, 1938; Dickens, C., David Copperfiled, Torino: Einaudi, 1939; Dawson, La formazione dell'unita' europea dal secolo V al secolo XI, Torino: Einaudi, 1939; Macauly Trevelyan, G., La rivoluzione inglese del 1688-89, 1940; Melville, H., Benito Cereno, 1940; Stein, G., Tre esistenze, Torino: Einaudi, 1940; Morley, C., Il cavallo di Troia, 1941; Faulkner, W., Il borgo, 1942; Henriques, R., Capitano Smith, 1947.
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